Monte Cetona

Occupato da antenne e deturpato da strade sterrate e da un'incombente croce metallica sulla vetta (collocata nel 1967), il Monte Cetona, in provincia di Siena, sembrerebbe avere ben poche attrattive, visto poi che si trova a due passi dal ben più imponente Monte Amiata, anch'esso pieno di problemi, ma almeno coperto da vaste faggete secolari in cui ancora vegeta il raro Abete bianco!
Eppure, non si tratta di una montagna banale, a dispetto dei suoi poco più di 1000 metri di quota. E' infatti, a differenza dell'Amiata, una montagna calcarea, una rarità in questo settore della Tuscia, che oramai sfuma verso il "Senese" del Chianti e delle colline. E calcare significa orchidee, visto che queste piante prediligono suoli calcarei per vegetare.


Nelle radure che si aprono nella folta macchia cedua che ricopre i fianchi del monte, si rinvengono centinaia di fioriture, sia di specie comuni che di specie rare. L'interesse botanico del Monte Cetona, d'altra parte, è ben noto agli appassionati, sebbene non sia servito sinora a garantire un'adeguata protezione, e a evitare l'invasione dei mezzi a motore -soprattutto moto fuoristrada - che scorrazzando sui prati ne danneggiano la ricchezza floristica.


Sulla vetta, la grande croce metallica è stata collocata sui resti di un antico insediamento, di cui sono visibili solo delle tracce di muro perimetrale. Il Cetona è estremamente panoramico (anche se oggi gli alberi riducono di parecchio la visibilità) e dunque è sempre stato un punto strategico da cui controllare il territorio...


Tuscania Stenopeica

Durante il workshop dedicato alla fotografia stenopeica che ho tenuto a Tuscania in occasione del Worldwide Pinhole Photography Day (28 aprile) ho realizzato 4 immagini -rigorosamente su pellicola e con fotocamera Stenopeika Wood Evolution- della cittadina. Ve le propongo qui di seguito...





Ulteriori info QUI!

L'Acqua dell'Alfina

L'Altipiano dell'Alfina si trova all'estremità nord della regione Lazio, ed è diviso in due dai confini regionali. Una parte, infatti, ricade nel territorio di Orvieto. L'altipiano è ricco di acque, che poi precipitano verso la valle del Tevere creando diversi torrenti e cascatelle, il che giustifica anche il nome del centro abitato più importante della zona, Acquapendente, appunto.


Diverse belle cascate sono comprese nel territorio della Riserva Naturale di Monte Rufeno, o appena fuori. Ce ne sono almeno quattro, ad esempio, nei pressi del mulino sul torrente Subissone, recentemente restaurato, ai piedi del Museo del Fiore a Torre Alfina. Sono tutte raggiungibili con difficoltà, ma quella più grande, formata dal fosso della Caduta, è ben visibile già dalla strada che arriva al Museo.


Nel territorio di Castel Giorgio, sul versante orvietano, il torrente Romealla crea invece la cascata più spettacolare, chiamata comunemente di Santa Maria. E' molto esile, perché il torrente di rado porta molta acqua, ma precipita da un intaglio della rupe -verticalmente- per oltre 20 metri.


Si tratta di alcuni degli ambienti più spettacolari della Tuscia, purtroppo sempre a rischio di inquinamento da scarichi urbani, come nel caso della cascata di Santa Maria (il Romealla passa all'interno di Castel Giorgi), ma anche da rifiuti solidi, data la mia abbastanza deprecata abitudine di abbandonarli ovunque capita, specialmente nei fossi. Un serio piano di recupero, protezione e valorizzazione sarebbe quanto mai auspicabile!

La Paternale

Non intendo certo farvi un predicozzo, come il titolo lascerebbe pensare! Vorrei mostrarvi invece alcune immagini del fosso della Paternale, nel territorio di Ischia di Castro, per dimostrare una volta di più come siano i luoghi "minori" della Tuscia quelli in grado di regalare le maggiori sorprese. Fatta la tara dell'incredibile quantità di rifiuti (e detriti) portati dall'ultima piena (evidentemente la raccolta degli RSU ha molti problemi, nella nostra provincia!), la forra del fosso della Paternale è un piccolo gioiellino. Vi si incontra una grotta frequentata dall'uomo sin dall'età del Bronzo (attualmente in fase di scavo), un insediamento rupestre medievale e ovviamente molte testimonianze etrusche. Ma è soprattutto la natura a caratterizzare questo sito.


Il meglio di sé il limpido torrente lo dà quando si avvicina al Fiora, di cui è affluente. Infatti nella parte conclusiva del suo breve viaggio, incontra diversi salti di roccia, e qui le sue acque possono giocare, spumeggiando, dando vita anche a una piccola, graziosa cascata racchiusa in un anfiteatro roccioso: la cascata della Paternale, appunto...


Una caratteristica che questo torrente condivide con la Fiora, è la ricchezza di deposizioni calcaree (un fatto raro per la Tuscia) che danno vita a bellissimi travertini. La stessa cascata scorre su un letto di sinuoso travertino...


Proiezione sui confini della Tuscia!


Torrente Olpeta a Castro

Il torrente Olpeta è un affluente della Fiora, ed esprime le sue massime potenzialità quando scorre nei pressi della Selva del Lamone per poi "inforrarsi" sotto Castro. Qui crea dei paesaggi davvero spettacolari, peccato solo che le sue acque non siano pulitissime e limpide come dovrebbero...


Singolare il modo in cui le acque hanno eroso la bancata di tufo sopra cui scorrono, isolando tra l'altro in questo modo lo sperone roccioso su cui sorgeva l'antica capitale del Ducato di Castro, distrutta nel 1649. E' senz'altro uno dei luoghi più magici e suggestivi della Tuscia.


Questo non solo per l'aspetto naturalistico (pure rilevante) ma anche per quello archeologico, grazie alla presenza della spettacolare Cava Buia (sopra), e di alcuni bellissimi colombari, purtroppo in parte franati (sotto).


Il sito è facilmente raggiungibile dalla strada che da Farnese va verso Pitigliano, voltando a sinistra sulla strada per ponte San Pietro (direzione Manciano) e poi ancora a sinistra all'altezza del "Crocifisso", raggiungendo così in breve il parcheggio davanti il Santuario di Castro.

Tuscania Stenopeica

Il 28 aprile prossimo, in occasione del Pinhole Day, organizzo a Tuscania un workshop sulla fotografia stenopeica. Per saperne di più, guardate questo breve video o andate sul mio blog.


Castiglione e il confine

Dove oggi passa il confine tra Lazio e Toscana, e più precisamente tra i comuni di Farnese e Pitigliano, sino a 160 anni fa passava il confine tra Stato Pontificio e Granducato di Toscana. Una linea immaginaria, certo, ma anche molto concreta per le popolazioni che vivevano a ridosso del confine stesso. Un confine antico, visto che già nel Medioevo questa era una terra divisa, e dunque vigilata da diversi castelli. Uno di questi era Castiglione, sorto su uno sperone di roccia ai cui piedi sgorgano le copiose e freschissime sorgenti della Nova, abitato dall'uomo sin dall'età del Bronzo, se non prima, come hanno rivelato gli scavi dell'università di Milano.


Della fortificazione restano i muri di una possente torre, le fondamenta di una chiesetta e numerose fondazioni di case, la gran parte con ambienti ipogei annessi. Il luogo è di grande bellezza e suggestione e rientra per pochi metri dentro il territorio laziale.


Il sito è compreso nella Riserva Naturale della Selva del Lamone, di cui costituisce una sorta di exclave. Tra la Selva stessa e Castiglione si trova la linea immaginaria ma mica tanto di cui parlavo all'inizio. A ricordarci l'antico confine, si trova un cippo (risalente probabilmente alla sistemazione confinaria del 1796), purtroppo abbattuto e in pessime condizioni. Se volete saperne di più, ad aprile terrò una proiezione sul tema del confine presso la libreria "L'Unicorno" di Tuscania: dell'iniziativa darò maggiori informazioni su questo blog quanto prima. Rimanete connessi!


La via Clodia a Manziana

In realtà il titolo di questo post non è molto preciso: non della Clodia si tratta, ma di un suo diverticolo. Il tratto basolato che ancora è ben visibile, attraversava su un ponte (il ponte del diavolo) un piccolo ruscello (il fosso della Mola).


Del ponte è visibile ben poco, a causa della vegetazione infestante, che per fortuna copre in buona parte anche le puntellature realizzate per evitare il crollo del grandioso monumento (crollo che temo è solo rinviato, data la manutenzione del tutto assente...). La parte più evidente sono le sostruzioni, realizzate con grossi blocchi di tufo, e riforzate con pilastri rettangolari, che danno l'impressione di grande solidità. Ma, certo, i millenni passano...


Siamo nella zona della Selva di Manziana, uno dei boschi più belli del Lazio...

Cippi confinari sui Monti di Castro

A differenza del suo confine meridionale (quello con il Regno delle due Sicilie), contrassegnato da oltre 600 termini in pietra di grandi dimensioni, il confine settentrionale dello Stato Pontificio, soprattutto dove costeggiava il Granducato di Toscana, venne segnalato da cippi molto più piccoli e assai più radi. Probabilmente perché le beghe di confine vi erano molto meno frequenti. Sui Monti di Castro, la catena di colline che sovrasta appunto quel che rimane dell'antica capitale dell'omonimo Ducato, lungo la valle del Fiora, si rinvengono ancora diversi di questi antichi termini confinari, risalenti al 1796. Non sono tutti in buone condizioni, ma ancora si riconoscono le scritte e i numeri, come anche la data.


Sulla dorsale che va dagli imponenti ruderi di Montauto alla vetta di Monte Bellino, ne ho trovati quattro, persi nella macchia. Non è stato un lavoro facile, ma il fascino che esercitano su di me queste mute testimonianze di un tempo in cui l'Italia non era "una", ma molteplice (e forse ha ragione chi dice che in fondo le cose non sono poi cambiate così tanto...), mi ha fatto accettare graffi e strappi ai vestiti (tutta la zona è interessata da tagli cedui e procedere a piedi in questo intrico è tutt'altro che piacevole)...



Potete anche vedere un breve filmato inerente la mia piccola "spedizione" (con la grandinata che l'ha caratterizzata!) qui sotto!